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sabato 26 maggio 2018

Arriva da dietro...il futuro.




Nel libro Le otto montagne di Paolo Cognetti c'è un bellissimo dialogo padre figlio.
"Secondo te il passato può passare un'altra volta?" chiede il padre.
"E' difficile" risponde il figlio
"Guarda quel torrente, lo vedi?" - prosegue il padre – "facciamo finta che l'acqua sia il tempo che scorre. Se qui dove siamo noi è il presente, da quale parte pensi sia il futuro?".

La risposta, quella che viene più naturale, quella che dà anche il figlio è che il futuro deve per forza trovarsi più giù, più a valle, più in basso rispetto la loro posizione.
"Il futuro è dove va l'acqua, giù per di là".
Avrei risposto così anch'io.

Eppure il padre dice che è sbagliato.

Solo qualche pagina più avanti, il figlio comincia a capire il perchè la sua risposta fosse sbagliata secondo il pensiero del padre.

"Pensai al torrente: alla pozza, alla cascatella, alle trote che muovevano la coda per restare immobili, alle foglie e ai rametti che correvano oltre. E poi alle trote che scattavano incontro alle loro prede. Cominciai a capire un fatto, e cioè che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. Per questo guarda verso l'alto, in attesa di ciò che deve arrivare. Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l'acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c'è più niente per te, mentre il futuro è l'acqua che scende dall'alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagna che abbiamo sopra la testa".

E penso a quante volte mi è stato detto e ripetuto che il futuro è lì, ce l'ho davanti, che se allungo le dita lo posso sfiorare, che ci devo pensare a sto futuro, a cosa fare nella mia vita e bla bla bla.
Ed io a crederci, ad aguzzare la vista per cercare di intravederlo sto futuro, che a forza di sentirlo nominare, pareva quasi dovessi trovarmi davanti - da un momento all'altro - un uomo (minaccioso) vestito di tutto punto pronto a tirare fuori la sua agenda ed ad elencarmi la mia prossima scelta, sfida, opportunità o qualunque altra cosa.
Ed invece poi, è proprio vero che il futuro arriva da dietro, quando non sei preparata, quando sei concentrata sul vivere l'istante, quando hai la testa da altre parti tranne che rivolta al futuro. Ed arriva veloce, prepotente come una slavina. Altre volte, invece, arriva così leggero ed in punta di piedi che quasi non ti accorgi che è qui, è lui, è il futuro che ormai è già passato.
Un pò come quando sei ferma al passaggio a livello di turno e sfrecciano le carrozze dei treni e non fai tempo a guardarne una che hai già gli occhi sulla successiva, così senza tempo di realizzare.
E mi piace. Mi piace immaginare che il destino, questo futuro imminente "abita nella montagna che abbiamo sopra la testa".
E che in fondo non è poi così lontano. E che in fondo non fa poi così paura.

Ky

giovedì 17 maggio 2018

Il passare per qualcosa significa conoscerla





In sanscrito, una lingua utilizzata in certe zone dell'India, c'è una parola, "gati", che indica sia il camminare sia il sapere, inteso come conoscenza. E c'è una regola: tutte le parole che iniziano con "andare/camminare", hanno anche il significato di sapere.
Curioso come la stessa metafora si ritrovi nella lingua norvegese in cui il passare per qualcosa significa conoscerla.
E mi piace pensare come il gesto, l'azione del camminare, del mettersi sulla strada a poggiare passi, abbia anche il significato profondo di conoscere, sè stessi, gli altri, il mondo, la vita. In fondo pensandoci bene, il "camminare" ci aiuta ad essere chi siamo e smettere di farlo implica forse smettere di essere fino in fondo chi siamo.
Mi ritorna in mente un passaggio di un libro in cui si riporta una bellissima tradizione Inuit, popolazione che vive nel nord-est dell'arcipelago artico canadese.

"Quando ti arrabbi, al punto da non riuscire a controllare le tue emozioni, sei invitato a lasciare la tua abitazione e a camminare in linea retta attraverso il paesaggio che ti si para di fronte, andano avanti finchè la rabbia non passa. Il punto esatto in cui l'emozione molla la presa viene dunque marcato, infilando un bastone nella neve. In questo modo si misura la lunghezza, ovvero l'intesità, della rabbia.
La cosa più sensata che possiamo fare quando siamo arrabbiati, condizione in cui il cervello rettiliano guida le nostre azioni, è allontanarci dalla persona o dalla situazione che ci ha provocato quella reazione".

E mi piace pensare che sia quando siamo arrabbiati, sia quando abbiamo necessità di camminare per liberare corpo e mente dalla stanchezza del vivere quotidiano, sia quando ci troviamo sul posto di lavoro e le cose non girano per il verso giusto o magari vanno a gonfie vele, sia che ci troviamo in qualunque altra situazione di vita, il potere racchiuso nell'azione dell'andare, del camminare, del provare, coincide con il sapere e segna e supera il limite tra quello che non sappiamo e quello che strada facendo possiamo imparare e conoscere, gestire e fare nostro.
E questo è forse il solo modo per arricchire le nostre esistenze: il fare esperienza sulla propria pelle.
Ecco allora che assume senso profondo quel "passare per qualcosa". Un passare che sta a significare che, una volta vissuto e compreso questo "qualcosa", abbiamo una conoscenza in più da mettere nel nostro personale bagaglio di vita.

Ky

*immagine dal web

lunedì 23 aprile 2018

AAA scrittori di speranza cercasi (con o senza esperienza)




Oggi è la giornata mondiale del libro. E penso non solo ai molti libri letti fin qui, ma a quello che custodiscono dentro ogni pagina, le parole. Parole che hanno un loro peso ma anche una loro leggerezza.

E credo che le parole sono come finestre.
Un pò come le tante finestre immaginarie che si aprono sui nostri pc e smartphone ogni giorno.
Finestre che a volte chiudiamo, altre volte lasciamo aperte. Forse perchè ce ne dimentichiamo, forse perchè sono importanti.
E proprio come le finestre che apriamo e spalanchiamo nelle nostre case per far passare aria pulita e far uscire quella viziata e pesante che si accumula nei luoghi chiusi, così sono le parole.
Servono a dare respiro alla nostra mente, a togliere l'aria viziata dai nostri cuori, a spolverare così, come un vento gentile a volte altre più impetuoso, tutte le ragnatele e la polvere che si accumulano negli angoli più nascosti e difficili da raggiungere. Parole che alleggeriscono i pesi che sentiamo dentro o che cercano di trovarne una spiegazione. Parole a cui attaccarcisi come fossero l'unica corda che può salvarci dal precipizio.

Le parole sono come finestre.
Le parole mi hanno sempre dato l'impressione di essere vocaboli di speranza.
Certo a volte anche termini forti che usiamo per ferire, umiliare, ostacolare, denunciare ma – almeno nella mia quotidianità – leggo, ascolto, osservo parole che hanno quel sapore indescrivibile che tende al significato di essere, allo scopo di vivere, al potenziale nascosto da far uscire, alla gratitudine per quello che accade ogni istante.

Le parole sono come tante finestre.
Finestre che si aprono sulla quotidianità familiare, lavorativa, relazionale, affettiva. Le parole sono le tante finestre che apriamo per creare legami, per spiegarci o chiedere la direzione in terre straniere, per prendere il largo quando navighiamo su mari che non conosciamo e così tenere memoria - come tanti appunti sparsi nei diari dell'anima - di passi, viaggi, decisioni, paure, gioie, imprese, sconfitte...diari utili a sè stessi per far tesoro dei passi compiuti.

Le parole sono come tante ed infinite finestre e proprio per questo sono alla costante ricerca di scrittori di speranza (con o senza esperienza).
Perchè le parole sono come un maestro. Ma non un maestro come lo si immagina sempre, saggio, luminoso e seduto in meditazione. No. Ma piuttosto come lo descrive Rachel Naomi Remen

"un maestro non è un saggio, ma un dito che ci invita a prestare attenzione alla realtà che ci circonda".

Il compito delle parole, di chi le scrive, di chi le pronuncia è proprio quello di "prestare attenzione alla realtà che ci circonda" e per fare questo bisogna essere bravi osservatori, buoni ascoltatori, pazienti testimoni.

Le parole sono come tante ed infinite finestre.
Se riusciamo a spalancarle verso la speranza la rotta è quella buona.

Ky

*immagine presa da twitter

martedì 3 aprile 2018

E se la mucca viola scalcia? Significa che c'è. Punto.




Curioso come piccoli dettagli, portino a galla riflessioni mai pensate o su cui mai ci si sofferma.
Per troppa fretta o eccessiva superficialità. Comunque sia, di solito la differenza la fanno i dettagli, quelli meno visibili o quelli decisamente eccessivi. E ripenso al libro di Seth Godin. Libro che mette in evidenza l'importanza di essere una mucca viola in mezzo ad un mondo tutto marrone.
Certo, il concetto si riferisce a quella strana parola che mi piace pronunciare poco ed usare ancora meno, ma che è divenuta parte della quotidianità lavorativa: marketing.
Nello specifico la Purple Cow è quel "qualcosa di fenomenale, inatteso, entusiasmante e assolutamente incredibile che è dentro il prodotto. O c'è o non c'è. Punto.".*

Guardando questo concetto da una prospettiva più umana, penso che la mucca viola possa essere la chiave di lettura per comprendere un pò di più quello che sta accadendo in questo tempo che tutti definiscono di "crisi", ma che a distanza d'anni non si può più definire tale. Un lungo periodo di stallo in cui c'è chi si trova a galleggiare dentro il solito tram-tram quotidiano e logorante, chi non ne ha più le possibilità o non le cerca e chi invece riesce ad uscire da questo tzunami, che pare aver travolto - sotto altissime onde - quasi tutta l'umanità.

No so ben definire dove mi trovo, forse con le gambe ancora impantanate nel fango, con testa e braccia che cercano un appiglio su cui fare leva per uscire allo scoperto. Di fatto, conta che sento scalciare a più non posso quella mucca viola che mi vive dentro. Mucca viola che si deve scontrare di continuo con tutte le mucche  marroni che la circondano: paure, incertezze, dubbi, delusioni, errori, direzioni non chiare, pippe mentali, giudizi e pre-giudizi che mi porto dentro, consigli poco chiari di chi vuol farti credere che ne sa più di te e che ha trovato il modo per "uscire dalla crisi" . E che, allargando la visuale, l'umanità si porta dentro come un peso che fatica a scrollarsi di dosso.
Mucca viola che presenta una sostanziale differenza dalla Purple Cow proposta da Godin. Mucca viola che è ancora "qualcosa di fenomenale, inatteso, entusiasmante e assolutamente incredibile che è dentro" (in questo caso dentro noi) ma che si differenzia dal fatto che "o c'è o c'è. Punto.".

Esattemente così "o c'è o c'è. Punto.". Tutti, anche chi non lo immagina, nasconde da qualche parte quella mucca viola che aiuta o può aiutare a fare la differenza nella vita. Nella propria vita in primis e poi forse anche in quella di qualcun altro. Questo si può verificare in vari ambiti: lavorativo, relazionale, familiare, sportivo.
Tutti abbiamo una macchia viola che compare in qualche spazio di pelle (spesso non così visibile) e che ci fa sentire meglio con noi stessi e con gli altri. Che ci aiuta ad affrontare crisi, problemi, urgenze ed emergenze con lenti più trasparenti e meno appannate o sporche. Macchia viola che può essere un'idea innovativa, un progetto che potrebbe migliorare la vita di molti, una scoperta mai fatta prima, una comprensione più ampia e differente sul come affrontare a testa alta la crisi e via di questo passo.

Insomma, una mucca viola che scalcia perchè sente che ha qualcosa da dire, qualcosa da progettare, qualcosa da raccontare, qualcosa da condividere e per cui vivere.
Mucca viola che davvero può diventare la chiave per cambiare prospettiva, cambiare direzione, cambiare significato al vivere di sempre. Cambiare così approccio e sperimentarlo in tutte le varie attività, azioni e relazioni che viviamo e svolgiamo quotidianamente.
E mi piace l'idea di trovarmi il corpo ricoperto di macchie viola. E non importa se gli altri le vedono oppure no. Importa che a vederle sia io, intanto. Il resto poi si vedrà. Con il tempo si vedrà. Perchè la Purple Cow "o c'è o c'è. Punto.".

Ky

*La mucca viola – Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone di Seth Godin, ed. Sperling & Kupfer


domenica 25 marzo 2018

Quell'istante in cui si crea l'alchimia della gentilezza (tra libri, sguardi, gesti e poche parole) e resti imbambolata con un libro tra le mani.




Mi sono svegliata presto stamani. Sarà per il cambio orario. Sarà che aleggia ancora il jet lag tailandese. Ancora buio fuori. Pentolino d'acqua sul fuoco. Preparo la colazione. Mi siedo e come uno "sbam" sbattuto in faccia all'improvviso ripenso a ieri, a quei 15 minuti passati in libreria, prima di scendere a Castelfranco Veneto. Da ieri, da quando sono accaduti, li ho come lasciati in stand by.

È una tappa d'obbligo per me il passare in libreria dopo i mesi trascorsi inThailandia, in una cittadina dove gli unici libri disponibili sono o in lingua locale, o in inglese e francese.
Solitamente faccio la scorta passando per Bangkok, ma di libri in lingua italiana ce ne sono sempre troppo pochi. Allora leggo tramite i dispositivi elettronici.
Ma vuoi mettere un libro da tenere tra le mani, che sa di carta stampata, di vita magari già vissuta, di pagine un pò ingiallite e magari con quel retrogusto di vecchio, che rendono i libri ancora più preziosi?
Per questo passo spesso in libreria, per sentire profumo di libri, di nuove cose da imparare, di parole che fanno riflettere, di parole che riescono a far innamorare l'anima della vita.

Ieri, mentre cercavo un libro - che non ho trovato - mi si avvicina una signora.
Vestita con la mantellina quella pesante di lana per far fronte al freddo che c'è fuori. Occhiali appoggiati tra i capelli, sciarpa color vermiglio attorno al collo ed una busta zeppa di libri, appena acquistati suppongo.
Mi si avvicina con un bellissimo sorriso e gli occhi color nocciola, mi guarda per un istante che a me pare eterno.
Stavo leggendo la trama di un libro di cui la copertina m'aveva incuriosito.
Lei mi saluta con un sonoro "ciao". Mi volto ricambiando il saluto con un "salve" ed il miglior sorriso che mi poteva venire fuori in quell'istante.
Appoggia la busta zeppa di libri a terra, si china leggermente e tira fuori un libro dalla copertina flessibile color acqua. Non riesco a leggerne il titolo.
Si rialza, mi riguarda dritta negli occhi. Per un istante interminabile mi sono sentita nuda ma serena di fronte a quello sguardo. Prende il libro e lo dirige con gesto delicato ma fermo verso di me.
Interdetta la guardo non capendo che cosa dovessi fare.
Lei allora dice con un tono dolcissimo "è per te questo libro".
Attimo di smarrimento evidente sul mio volto. Esito a prendere il libro. È una situazione insolita. Manco la conosco questa signora. Lei con il gesto della mano mi mette il libro tra le mani e ripete "questo libro è per te, sento che è per te, non temere è un regalo".
Smarrimento decisamente più evidente sul mio volto. Non mi escono subito le parole. Ma prendo il libro, guardo la prima di copertina e dico con sorpresa mista a gioia "wow, è uno dei libri che prima o poi avevo intenzione di leggere".
Alzo lo sguardo verso la signora che compiaciuta ha già ripreso tra le mani la pesante busta zeppa di libri. Mi sorride. La ringrazio, perchè non so che altro dirle. E se ne va.

Ed io lì con il libro tra le mani e gli occhi che guardano la signora uscire dalla libreria. Credo di essere rimasta così per un tempo indeteminato, tanto che la commessa mi si avvicina chiedendomi se sto bene. Mi ripiglio.
Sinceramente non riesco ancora a comprendere cosa sia accaduto ieri. Credo una sorta di alchimia, di magia, di quel sentire che attrae anime forse simili.

Il libro ora è tra le mie mani. È l'ultimo scritto di Andrea Marcolongo e s'intitola "La misura eroica". Leggo il risvolto della prima di copertina. Racconta del mito degli Argonauti e del coraggio che spinge gli uomini ad amare.
Resto ancor più imbambolata a fissare il libro. Incredula che una perfetta sconosciuta mi abbia fatto un dono così prezioso. E nella pagina successiva all'indice, trovo queste parole scritte dall'autrice :

A tutti coloro che rigettano l'infelicità,
e hanno il coraggio di salpare,
per la prima volta o un'altra ancora.
A tutti coloro che hanno il coraggio
di innamorarsi,
per la prima volta o un'altra ancora.
Eroi.

Sarà perchè adoro tutti i miti greci, sarà perchè spesso attingo ai miti per affrontare le sfide e le occasioni della vita. Sarà moltissime altre cose tutte incasinate che vorticano nella mia testa in questo istante.
Ma questo è il dono più prezioso che potessi mai immaginare di tenere tra le mani.
Grazie signora senza nome. Non la dimenticherò mai.
Credo questo possa definirsi gesto di "alchimia della gentilezza", quell'alchimia tra anime che si ritrovano e si riconoscono - in un qualche modo sconosciuto ed incomprensibile - in pezzi d'esistenza di vite altre.

Ky

lunedì 29 gennaio 2018

(RECENSIONE) Pixel in crisi. La crisi più spettacolare di sempre, il miglior momento per unire i puntini.




Ho tra le mani il libro di Davide Cardile

Leggendo il titolo e guardando la prima di copertina si può già avere un primo quadro del messaggio che Davide vuole regalare.
Quello che ho subito pensato e visualizzato leggendo il titolo e guardando la copertina, prima ancora di iniziare la lettura, sono stati quei video giochi con cui si poteva giocare dal pc, per intenderci Pac Man e Mario Bros. Un insieme di quadratini, i famosi pixel, che con l'avanzare della tecnologia sono via via scomparsi alla vista, ma che ci sono ancora, invisibili ma presenti. Pixel che uniti davano vita a questi super eroi virtuali che dovevano affrontare sfide, prove, superare ostacoli per passare al livello successivo, eliminando così i nemici e salvando la principessa rinchiusa nel castello. La variabile, per la riuscita o meno nel salvare la principessa, eravamo noi.
Un pò la nostra storia presente, con la sostanziale differenza che il terreno di gioco non è una tastiera ed uno schermo ma la vita reale.
Il nemico da abbattere, la crisi; uno dei mezzi da usare per la buona riuscita dell'impresa, la tecnologia; la principessa da salvare, la nostra creatività ed unicità.
Grazie alla sua abilità di scrittore ed alla sua curiosità, Davide ha la capacità di farci compiere un tuffo nel passato ripercorrendo alcuni eventi che lo hanno caratterizzato, da stili di vita diversi al mondo del lavoro, da idee innovative a menti così geniali da renderle realtà.
Da qui, da quel passato, arriviamo noi con il nostro presente, l'epoca in cui ci troviamo a vivere che è decisamente molto più ricca in termini economici e di benessere ed opportunità delle epoche che ci hanno preceduto, ma, allo stesso tempo, senza le quali oggi non potremmo vivere tutto quello che stiamo vivendo. Certo una crisi colossale vivendola in prima persona; ma una crisi che può essere vista come un salto da quello che è il ricordo del passato verso la realizzazione presente e futura del proprio scopo di vita, e non c'è miglior momento di adesso per scoprirlo e renderlo reale.
Pixel in crisi, è una sorta di mappa del tesoro, fatta di tanti eventi, alcuni in rilievo altri decisamente messi in un angolo. È solo grazie alla nostra personale capacità e volontà di unire i puntini che possiamo così scoprire che nelle piccole o grandi sfide che quest'epoca ci propone, abbiamo la meravigliosa occasione di rimettere insieme, con pazienza e perseveranza, tutti quei quadratini, tutti quei pixel che ci possono aiutare a rendere concrete le nostre personali aspirazioni, a dare voce alle potenzialità inespresse che ciascuno porta in sè.
Lo disse anche Steve Jobs ai ragazzi dell'università di Stanford: "(...) non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire".
È questione di credere ai sogni e di far proprio un concreto ottimismo. È l'ennesima occasione che ci viene data per unire i puntini, per dare valore e significato alla nostra umanità. È la più grande occasione di sempre per reinventarsi e per farlo è necessario partire credendo nelle persone.

Grazie Davide per avermi ricordato di unire i puntini!

All'interno del libro ci sono due importanti contributi che meritano una nota d'attenzione.
Il primo è quello di Giovanni Battista Pozza che attraverso la metafora del "signor quando vuoi" e di un luogo chiamato "ovunque", offre illuminanti spunti sulla necessità di cosa significhi essere davvero liberi e sul significato di essere freelance al giorno d'oggi.

Il secondo è la lettera che Sebastiano Zanolli rivolge a Davide. Una lettera che lo stesso Davide ci consiglia di leggere come fosse rivolta a ciascuno di noi. Quella lettera che tutti, prima o poi, vorremmo leggere. Quella lettera che anche se non è facile, ne vale sempre la pena inseguire i propri sogni, oggi più che mai.

Ky

giovedì 21 dicembre 2017

Grazie 2017, 3 parole e 4 libri per il 2018



Ci siamo, anzi, ci sono.
Sopravvissuta ad un 2017 iniziato in maniera poco piacevole
ma che sta volgendo al giro di boa con buone premesse e con molto valore aggiunto.
Nessun bilancio, quelli li ho messi dentro al cassetto un pò di anni fa.

Tengo le emozioni che questo 2017 mi ha regalato e che in un certo senso
mi hanno costretta a fare i conti con me stessa, come sempre.

Ho fatto i conti con il mio fisico e con l'alimentazione.
ho fatto i conti iniziando a fare video, quindi mettendomi in gioco e mettendoci -letteralmente- la faccia
intraprendendo così un viaggio sempre più profondo verso la necessità di crescere e di contribuire in questo mondo.
Ho fatto i conti, anche, con la mia più grande passione: la scrittura, che mi ha dato il coraggio e la forza
di aprire qualche mese fa NonFaNaPiega, questo blog che stai o state leggendo.

Molte le persone alle quali dire GRAZIE per il cammino fatto fin qui,
le persone di una vita, quelle che anche se non menzioni sanno chi sono;
gli amici scelti e fidati, pochi davvero pochi, ma decisamente presenti
e nuovi incontri alcuni dal vero altri dal video.

Tra questi incontri non posso non ricordare e ringraziare Veronica, Chiara e Filomena
e le loro spiccate doti umane e anche creative
ed ancora Sebastiano, Davide e Francesco persone conosciute da poco ma ricche di umanità e bellezza
che mi stanno regalando giorno dopo giorno nuove emozioni e spunti di riflessione e punti di vista,
oltre ad essere fonte d'ispirazione a cui attingere per passare all'azione.
E tutti gli altri volti che ho incontrato fuori dalla rete ma anche grazie ai social
che mi offrono ancora nuovi spunti, conoscenza e visioni di nuovi possibili orizzonti condivisibili.

Non posso dimenticare in questo mio viaggiare Nadia, compagna di viaggi e di vita,
sempre ricco di tanta roba.
E come non ringraziare 3,anzi 4, anzi...bè fa nulla il numero...i miei amici pelosi:
Budy, Merlino, Arringa e Shadow - gatti da cui ho impartao ed imparo ancora molto,
non da ultimo l'importanza di esserci l'uno per l'altro-
ed oggi, si aggiunge anche Black, un cane che vive vicino alla casa dove alloggio qui in Thailandia
ed al quale dono un pò di cibo e molte coccole che lui ricambia con estrema dolcezza e delicatezza.

Il 2018 che spero si riempia, per me, di 3 parole:

rete
timeless
NonFaNaPiega

Rete: per spiegare questa parola, mi rivolgo al mondo dei pescatori che per guadagnarsi da vivere devono gettare ogni giorno con rinnovata fiducia, le reti in mare aperto; ecco proprio come la rete dei pescatori che una volta gettata, e dopo attesa paziente, viene riportata nella barca con la speranza che la pesca si stata fruttuosa, la rete che intendo io è quella che dal mondo dei social possa approdare nel mondo reale, una rete che sappia pazientemente "catturare", con delicatezza ed attenzione, nuovi volti che siano come fari che sappiano guidare verso il porto, che siano come tanti pezzettini unici che insieme al pezzetto di me possano fare la differenza nella vita delle persone ed in quella del mondo. Una rete sottile ma molto solida, che sappia intessere vere e salde relazioni, relazioni che possano creare valore per sè e per gli altri. Una rete che abbia il sapore di condivisioni e collaborazioni, una rete che sia a servizio della collettività
Una rete com-passionevole dove ciascuno è un individuo con la propria personalità, conoscenze, competenze e potenzialità e che abbia come scopo il mettersi al servizio della collettività con com-passione, così che tutti possano avere le stesse opportunità di rende la propria vita più felice e viva.

Timeless: "senza tempo"; vorrei che il 2018 non fosse scandito dal ticchettio di orologi, scadenze, corri di qua e corri di là. Spero in un 2018 che "vada meno di fretta" e mi impegnerò per questo, per rendere ogni istante l'istante più importante e significativo per me e per gli altri. Un 2018 in cui la parola più importante sia consapevolezza, quasi a ricordarci l'importanza di prenderci cura di noi, non domani, non prima o poi, ma ora, adesso, nel tanto decantato qui ed ora, nell'istante presente, l'unica vera certezza di essere vivi.

NonFaNaPiega: è il mio personal branding; un marchio di fabbrica che mi accompagna da sempre e che da qualche mese è divenuto un blog che mi sta dando tante soddisfazioni, non a livello di numeri, visite, like e commenti, quanto per le emozioni che mi regala e perchè mi sta rendendo una donna migliore, più consapevole, più orientata alla ricerca di significato e che mi sta facendo incontrare tante anime belle, a cui sono profondamente riconoscente e grata.

Termino consigliandovi almeno 4 libri per il 2018
- ho letto i primi 3, l'ultimo no e li elenco in ordine casuale-

1. Pezzettino di Leo Lionni 
-un libro pensato per i bambini ma che consiglio di leggere anche agli adulti,  per conto proprio o con i figli-

2. Risultati solidi in una società liquida di Sebastiano Zanolli e Giacomo Dall'Ava

3. La via della ricchezza. Il denaro a servizio dell'umanità di Salvatore Brizzi

4. Pixel in crisi. Social, cambiamento, lavoro e quella voglia di fare qualcosa di grande che ci fa sentire piccoli di Davide Cardile
 - in uscita a Gennaio 2018 ma già acquistabile online- so che questo libro non l'ho letto, ma ho avuto modo di leggere alcuni estratti e ...direi che nonfanapiega!

Ultimissima cosa...vi lascio in dono una bellissima frase di Albert Schweizer, medico, teologo, musicista, filantropo e missionario:

Non so quale sarà il tuo destino, ma una cosa so, gli unici di voi veramente felici saranno quelli che avranno cercato e trovato il modo di servire gli altri.

Grazie 2017 e benvenuto 2018!

Ky


domenica 5 novembre 2017

La felicità non è digitale!



Mio  fratello di tecnologia capisce nulla o quasi e, forse, è tra i pochi umani a non avere nemmeno un cellulare, non dico di ultima generazione ma da sempre rifiuta  i cellulari anche quelli di prima generazione tipo preistorico o stile Flinstones.

Odio e ammiro questa sua scelta.

Non la sopporto perché  mi capita ogni tanto di avere bisogno di lui e, tranne nel luogo di lavoro, diventa introvabile. Lo ammiro perché così continua a mantenere vive e vere le relazioni con moltissime persone.
Allo stesso tempo anche la mia famiglia mastica poco di tecnologia. In sintesi la più tecnologica sono io, più che per piacere, per necessità, visto il mio vagabondare in giro per il mondo. Necessità essenziale per dare un riferimento di tracciabilità alla mia famiglia e alle persone più care; un modo inoltre per rendere il mio viaggiare accessibile a molti attraverso l’uso dei social e condividere così pezzi di strada vissuta, lasciando in dono messaggi positivi.

Perché parlo di tecnologia digitale e felicità, è presto detto.

Qui in Thailandia mi capita di vedere praticamente tutti, adulti, adolescenti, bambini e anziani molto pratici e portati nell’uso delle tecnologie anche quelle di ultima generazione.
Certo, questa non è una novità, anche in Italia moltissimi si sono adeguati velocemente a questi aggeggi digitali. Ma la cosa che mi fa impressione qui è che, sia mentre cammino, sia quando mi trovo a cena fuori in qualche locale, praticamente tutti i tailandesi giovani o adulti mangiano con lo smartphone in mano e la loro conversazione è solo virtuale, fatta di sms, whatsapp, emoji e dita che scorrono alla velocità della luce sul profilo facebook …

Inoltre, poche sere fa ho avuto l’occasione di vedere il film di animazione Emoji : accendi le emozioni.
Ve lo consiglio, è davvero ben fatto, divertente, colorato e attuale. Ricco di spunti ed insegnamenti, di cui il più essenziale è proprio ciò che fa, quotidianamente, mio fratello: “untore” di relazioni reali e tangibili!

La dipendenza digitale, è divenuta motivo di studio e discussione e molti hanno iniziato a parlarne e scriverne per dare delle alternative a questo fenomeno dilagante che sta divenendo sempre più un grosso problema se non preso nel giusto dosaggio.
Credo che sia necessario fare dei percorsi di disintossicazione digitale, anche per chi crede di usare poco il cellulare.

Lo smartphone oramai è divenuto parte del nostro corpo, come se la nostra mano avesse un prolungamento di cui non può fare a meno. E se questo prolungamento magari viene a mancare si va nel panico totale, quasi come trovarsi da soli e sperduti nel deserto dei Tartari.

A tal proposito mi permetto di consigliare un libro pratico, ben scritto, con un linguaggio semplice e con consigli, test e suggerimenti da mettere in pratica.
Il libro è “Offline è bello. Il percorso di digital detox per migliorare relazioni, lavoro e benessere”.*

Nel libro tre le varie cose, si parla anche di mindfullness, quella tecnica di meditazione attiva che, riprendendo concetti buddisti e della psicologia scientifica occidentale, mette il focus sul momento presente, sul qui ed ora come unica soluzione per vivere bene, sereni e felici.

Nel mio piccolo, invece, appena ne ho l’occasione ( e qui in Thailandia ne ho moltissime), mi immergo nella natura, staccando dal cellulare e godendo solo della bellezza che mi circonda, respirando a pieni polmoni e concentrandomi solo su me stessa, tutto il resto lo lascio fuori il più possibile.
A ciascuno poi trovare le  modalità migliori per un percorso di digital detox personale. Questo inevitabilmente migliora le nostre relazioni, la percezione di se stessi, il dedicarsi con più attenzione ed entusiasmo ai propri interessi ed alle proprie passioni.

Seneca diceva “Impegniamoci. Solo in questo modo la vita sarà un bene. Cerchiamo dunque che ogni momento ci appartenga, ma non sarà possibile se prima non cominceremo noi ad appartenere a noi stessi”.*

Viviamo in una società in cui apparteniamo alla tecnologia digitale ed  è tempo di riprendersi i propri spazi per stare bene con noi stessi e di conseguenza  con gli altri ed il mondo.
Ricordiamoci che la felicità non si trova rispondendo ad un whatsapp con faccine sorridenti o con pollici all’insù, la felicità quella vera si trova solo liberandosi da tutto ciò che causa stress e dipendenza e riassaporando così il vero incontro con l’altro.

Concludo queste riflessioni personali con una bellissima frase di Roberto Benigni.

La felicità, sì la felicità! A proposito di felicità: cercatela tutti i giorni continuamente, anzi, chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità. Ora, in questo momento stesso perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi. Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli. Ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che lo abbiamo nascosto come fanno i cani con l’osso quando lo nascondono. E molti di noi l’hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l’hanno messo, ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria, i cassetti, i comodini che c’avete dentro, vedrete che esce fuori, c’è la felicità. Provate a voltarvi di scatto magari la pigliate di sorpresa, ma è lì. Dobbiamo  pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei fino all’ultimo giorno della nostra vita”.*

 *Offline è bello. Il percorso di digital detox per migliorare relazioni, lavoro e benessere 
di A.Prunesti e M. Perciavalle edito da FrancoAngeli

giovedì 26 ottobre 2017

Pronta per la partenza?




Lo zaino è pronto, dentro poca roba, nessun “just in case”, il peso è dato dai libri inseparabili compagni del mio viaggiare.

Mancano circa 10 ore al volo e ripenso a chi ho salutato e rileggo i vari messaggi arrivati ieri.

Tra i vari messaggi d'augurio, per un buon viaggio destinazione Bangkok, mi è stata fatta anche una domanda.

Pronta per la partenza?

La mia risposta.

Sono pronta e non sono pronta.

Il pre-partenza è sempre un momento particolare per me.

L’adrenalina sale mano a mano che si avvicina il volo pensando al luogo dove andrò per 4 mesi e mezzo, alle persone, ai progetti ed al pelo del mio pelo Budy, la micetta thai-birmana.

Ma allo stesso tempo l’adrenalina va a braccetto con quel senso di smarrimento che mi prende ogni volta che si avvicina una nuova partenza o ri-partenza.

Uno smarrimento dato dalla sensazione di vivere le ore di volo come in una specie di limbo tra quello che lascio e quello che troverò; il volo diventa un po’ una sorta di barca guidata da Caronte che mi porta da una sponda ad un’altra e l’obolo da pagare sono tutta una serie di domande, di cose lasciate in sospeso, di persone salutate, di luoghi amati per arrivare poi ad una nuova sponda, certo già conosciuta ma forse nel viaggio sono cambiata io, la mia percezione del mondo, delle cose, della vita, del viaggiare.

Ecco perché il pre-partenza e poi il volo mi regalano adrenalina e smarrimento.

È una fase momentanea però; appena metto piede in suolo tailandese provo una sensazione di casa, di un’altra casa dove vivere “tanta roba”.
Dentro di me è come se ci fosse un taglio netto tra ciò che ho momentaneamente lasciato e ciò che mi appresto a vivere. E questa sensazione poi mi ricapita nel senso inverso, quando il viaggio viene fatto a ritroso.

Non significa che dimentico chi e cosa lascio, semplicemente la mia mente si dispone ad accogliere il nuovo del “nuovo” dove mi ritrovo a vivere, per tempi e spazi più o meno lunghi.

È una bella sensazione!

In fondo siamo tutti un po’ come Ulisse, desiderosi di scoprire nuovi mondi, nuove culture, di imbatterci in nuovi volti e luoghi ma sempre con la bussola del cuore puntata verso destinazione Itaca.

La sensazione di casa è profondamente radicata in noi e per quanto viaggiamo, ci spostiamo per vacanza o lavoro, il gusto di casa è sempre inconfondibile e confortante soprattutto nei momenti più complessi e difficili che quasi ogni viaggiare porta con sé.

Sarà anche questo un viaggiare ricco, con sorprese inattese, attimi di buio, ma ho la consapevolezza che sarà un tempo di crescita, di domande importanti a cui dare risposta o perlomeno una direzione, un tempo dove avere il tempo di guardare avanti verso nuovi orizzonti, verso nuove vette, proprio perché non è mai il raggiungimento di un traguardo ad essere essenziale, ma il come si affronta il viaggio per arrivare dove il nostro cuore desidera, lasciando così i nostri passi nel mondo.

lunedì 16 ottobre 2017

La lucina da notte: il mio modo di affrontare la paura

Confesso, a quasi 40 anni ho ancora paura del buio.

Già!

Non me ne vergogno, come tempo addietro, ma ne ho preso atto.

È più forte di me, io ed il buio non ci piacciamo un granchè.

Ed allora che fare? Come affrontare le lunghe ore di buio necessarie per riuscire a riposare?

Semplice: uso una lucina da notte, sì sì, avete capito bene, una lucina da notte come quelle che si accendono nelle camerette dei bambini quando sono piccoli ed iniziano a dormire da soli nella loro stanzetta.
Immagino di non essere l'unica persona adulta a dover fare i conti con questa paura, ma immagino anche che ciascuno di noi ha una qualche paura conosciuta o segreta, ma pur sempre paura è.

Pensando e parlando di paura non posso fare a meno di pensare inevitabilmente ai social ed ai mass media. Siamo sommersi ogni istante da qualunque genere di notizia, d'informazione, di qualsiasi luogo del mondo e di qualsiasi tipo. Siamo sommersi in quella che viene definita “drammatizzazione da televisione”. Avete fatto caso che più si parla di dolore e più la tal trasmissione è seguita, non importa poi se viene criticata od osannata, il succo della questione è che molte trasmissioni vivono di scenari dolorosi per fare audience.

E questo mi fa più paura della mia paura del buio.

Più paura si fa provare e più si riescono a controllare le masse.
Terrorismo, attentati veri o presunti tali, omicidi efferati, risse che finiscono in tragedie...la lista la potete continuare voi...è tutto un continuo girare intorno alla paura.

“La paura è una leva motivazionale molto potente, un incentivo” dice Sebastiano Zanolli nel suo libro*.

Una leva motivazionale talmente potente che viene usata per farci vivere una vita in continuo affanno, in costante tensione, un modo per non farci mai sentire del tutto al sicuro, ma sempre esposti al pericolo in agguato dietro l'angolo ed ogni pretesto è buono per farci sentire in perenne stato d'assedio: immigrati, sbarchi, fregature economiche, continua pressione su notizie di cronaca nera, promesse politiche che sanno di fuffa e via dicendo. E noi giù a criticare, a puntare il dito verso l'esterno, già perchè invece di trovare soluzioni è più facile lanciare opinioni così quasi fosse la moda del momento e  perchè lo fan tutti.

La paura è proprio una brutta bestia, una volta che si insinua in noi è davvero un'impresa scrollarcela di dosso.
Eppure una buona notizia c'è. La paura ha di positivo il fatto che ci stimola ad agire.

Dunque quando ci prende la paura, cerchiamo delle soluzioni, quelle che si adattano meglio a noi, quelle che ci danno maggior sicurezza, quelle che ci vengono pensando con la  nostra testa. Impariamo a leggere di più, a chiedere se qualcosa non la sappiamo o se non l'abbiamo capita bene, ad informarci su fonti più attendibili, è il solo modo per tenere lontana quella paura che social e mass media ogni giorno vogliono farci assorbire.

Dopo queste parole, sto rivedendo la mia paura del buio sotto una nuova luce e...sono felice di avere solo paura del buio e di superare questa paura con una semplice lucina da notte!


*Paura a Parte. Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario di Sebastiano Zanolli, edizioni FrancoAngeli.

giovedì 5 ottobre 2017

Sto dando i numeri!

Capita a volte di non riuscire a dormire bene o di svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte. 
Ecco, a me è capitato un paio di notti fa e poi riaddormentarmi risulta un'impresa da titani.

Che fare dunque?

Contare le pecore? Mah, di solito all'ottava pecora mi sono già stancata di contare.
Chiudere gli occhi e pensare a qualcosa di davvero bello? No, con me non funziona.
Visto che non posso mettermi ad ascoltare musica a notte fonda senza rischiare denunce per schiamazzi notturni, la sola cosa fattibile è leggere.


Un altro dilemma: che libro?

Sicuramente non un horror od un giallo, mi lascerei condizionare il sonno dalle immagini poco piacevoli che la lettura può farmi scoprire.
Nemmeno un romanzo, a maggior ragione se mi piace una cifra, rischierei di leggerlo tutto d'un fiato fino alla parola “the end” e così avrei fatto l'alba.
I soli libri che mi azzardo a prendere in mano a notte profonda sono quelli di crescita personale e giù di lì...lo so che rischio di non capirci nulla ma sono gli unici che mi aiutano a ritrovare il sonno.
Bene, dopo questa illustrazione delle mie difficoltà notturne è ora di parlarvi del libro che mi ha aiutato e che mi ha rinfrescato concetti che avevo lasciato in letargo da un po' d'anni.

Il libro in questione è “Il codice segreto della data di nascita – Scoprire il senso della vita e raggiungere gioia e salute grazie alla ruota dei numeri” di Johanna Paungger e Thomas Poppe.

Premetto che non sono ferrata in matematica, eppure questo libro spiega un'antica tecnica tirolese  molto potente ed efficace.
La ruota dei numeri tirolese è una ruota, od un cerchio se preferite, che collega ai quattro punti cardinali numeri dallo zero al nove. 
In sintesi basta scrivere la propria data di nascita ed associare i numeri ai punti cardinali.

6 e 1 per il nord colore blu e nero
8 e 3 per l'est colore verde
7 e 2 per il sud colore rosso
9 e 4 per l'ovest colore bianco
5 e 0 per il centro colore giallo *

Una volta associati i numeri della data di nascita ai punti cardinali è possibile capire che tipo di persone siamo o non siamo, sapere i colori che ci fanno bene e quelli che invece sarebbe meglio evitare perchè ne possediamo a palate. Inoltre è possibile capire quello che manca nella vita sociale, personale, lavorativa e compensare queste carenza facendo leva sui punti cardinali dove non ci sono i numeri della nostra data di nascita.
La Ruota dei numeri tirolese è ottima anche perchè può contribuire a comprendere meglio i figli, i loro punti di forza e quelli di debolezza.
Grazie a questa rivelazione, si possono anche scoprire aspetti positivi e negativi di sé o delle persone di cui vorremo capire di più, gli impieghi e gli ambiti  professionali più adatti, le qualità e l'energia maschile o femminile dei numeri della nostra data di nascita.

Non a caso, parlando di me e di come riuscire ad addormentarmi, ho esplicitamente detto che non posso leggere libri horror o gialli o guardare film dello stesso genere, perchè per le mie caratteristiche legate a data di nascita, colori e ruota dei numeri, questi non hanno una buona influenza sui miei sogni e sul sonno.

“Rispettare il moto circolare della Ruota e le sue stazioni assicurerebbe il successo in ogni cosa, perchè si tratta di un movimento che rispecchia collegamenti cosmici: dalla fine di quanto è ormai vecchio allo sbocciare dell'idea (nord), passando per l'entusiasmo e la gioia profonda dell'evoluzione (est), arrivando alla presentazione vivace e piena di temperamento (sud)e al funzionamento perfetto e senza intoppi e alla logistica del successo (ovest), per finire con l'apertura al pubblico (nord), il perfezionamento e il progresso”.*

Lo so, sembra complicato ma una volta letto il libro, risulta davvero una tecnica molto semplice da applicare alla propria vita, in famiglia e  sul posto di lavoro, semplice eppure molto potente se usata con attenzione.
Questo libro  è una guida per “cambiare direzione, sostenere ed incoraggiare. E gli ambiti di applicazione sono molteplici: negli uffici, nelle scuole, negli asili, per medici e guaritori, per consulenti personali...”* e per chiunque voglia imparare a conoscere e comprendere di più se stesso e le persone con cui si relaziona quotidianamente.

Ora, non resta che passare all'azione e scoprirvi grazie ai numeri della vostra data di nascita.


Buona lettura!


* parti tratte dal libro

domenica 1 ottobre 2017

Se a scuola mi avessero insegnato…

Macinando km in auto.

Direzione Schio, più precisamente  Liceo Zanella.

Mentre ascolto la canzone dei Florence and The Machine “Cosmic Love”.

Guidando mi vengono in mente un mare di ricordi del mio spazio scuola.

E proprio l’altro giorno mi è stato detto che la  maestra delle elementari, ormai ottantenne, avrebbe un desiderio: rivedere la sua classe, la classe del 78 a cui ha insegnato per 5 anni.

Ricordo con piacere alcuni dei miei maestri ed insegnanti.

In realtà li ricordo tutti, chi per quello che mi ha trasmesso, chi per le materie che mi ha fatto detestare e che proprio non mi entravano in testa.

Se potessi riavvolgere il nastro della videocassetta scuola cambierei di certo moltissime cose.

Non i compagni, non i maestri e gli insegnati, nè i complessi scolastici dove ho trascorso anni di vita: 16 per la precisone.

Se potessi riavvolgere il nastro della videocassetta scuola

vorrei che accanto ai libri di storia mi fosse stata insegnata la vita

vorrei che nelle pagine del libro di geografia ci fossero state piccole ed efficaci pillole sull’importanza del viaggiare

vorrei che nelle poche ore di orientering mi avessero insegnato ad usare bene la bussola, non per cercare un foglietto da punzonare, ma per evitare di sbagliare rotta troppo spesso

vorrei che tra i libri di matematica mi fosse stato insegnato il giusto rapporto da avere con il denaro, come mezzo per poter essere un pò più felice

vorrei che con i libri di narrativa e letteratura, mi avessero fatto leggere e spiegato libri e scritti di crescita personale, di cura di sè, di benessere

vorrei che nei libri di scienze e biologia mi avessero insegnato l’importanza di seguire uno stile di vita ed alimentare sano per evitare complicazioni future,vorrei che mi avessero trasmesso l’amore per madre terra e per tutti gli esseri viventi che la popolano

vorrei che tra una lezione e  l'altra di educazione fisica (sempre troppo poche) mi fossero state insegnate la meditazione e tecniche di yoga e mindfulness

vorrei che tra le righe dell’Iliade e dell’Odissea e della Divina Commedia “e nel mezzo del cammin di nostra vita…” mi fosse stata insegnata la capacità di gestire i conflitti e mi fosse stato insegnato il modo per scoprire già allora le potenzialità nascoste in ognuno di noi

vorrei che dentro la cartella e lo zaino sempre troppo carichi di libri di testo e quaderni,
vorrei che all’interno dei vari diari, i maestri mi avessero fatto scrivere meno esercizi da fare e più ricerche sulla felicità

vorrei che nelle ore di educazione sessuale mi avessero insegnato  che l'amore è uguale per tutti: etero, omosessuali, transgender, ricchi e poveri, bianchi e neri e che una persona non si giudica mai per le scelte sessuali o per le scelte di vita, anzi, che mai nessuno dovrebbe avere il diritto di giudicare un suo simile

vorrei che mi avessero insegnato, oltre a leggere scrivere e far di conto (mezzi di cui sono molto grata), vorrei che mi avessero insegnato a capire la quotidianità, a saperla affrontare

vorrei che qualcuno di loro avesse avuto il coraggio e la lungimiranza di uscire dagli schemi imposti dal sistema scolastico e avesse compilato insieme a me ed ai miei compagni un manuale per saper affrontare la vita, le difficoltà, le gioie, le relazioni, il mondo del lavoro...

vorrei  che al posto di equazioni e calcoli algebrici di seno e coseno, vorrei che mi avessero insegnato l'equazione più importante per la vita: il calcolo dell'incognita per risolvere l'equazione del F.I.L. (felicità interna lorda).

Se a scuola mi avessero insegnato tutto questo

oggi non sarei qui a leggere decine di libri e scritti e corsi online che mi stanno aiutando nel mio percorso di evoluzione e crescita.

Se a scuola mi avessero insegnato tutto questo

oggi la società sarebbe meno incasinata

il mondo un posto decisamente migliore

non ci sarebbe così tanta ignoranza anche ai piani alti del nostro sistema

non ci sarebbero continue fughe di cervelli

non ci sarebbe carenza di posti di lavoro

ci sarebbe più collaborazione e solidarietà

non ci sarebbero le regole del più forte e del più potente o del più ricco

ma regole di convivenza pacifica, d’integrazione, d’interdipendenza, di voglia di passare ogni istante all’azione per rendere il pianeta e le nostre vite un continuo divenire verso il bene comune.

Se a scuola mi avessero insegnato tutto questo, queste parole ora sarebbero superflue e non dovrei spendere tempo e denaro ulteriore per la mia formazione personale

Ringrazio comunque tutti i miei insegnati, i compagni di classe che hanno fatto il meglio che potevano, con quello che avevano a disposizione e nel luogo dove si trovavano

Ma ringrazio soprattutto  chi oggi mi fa da insegnate, da coach attraverso libri, testi, video e molto altro materiale che mi aiuta a migliorare me stessa nelle relazioni, nella quotidianità, nel lavoro, nelle decisioni difficili.

A distanza d'anni sono ancora qui, come quand'ero bambina, zaino in spalla sempre pesante, sempre carico di libri, ma oggi, a quasi 40 anni, sono ancora “studente” per scelta personale e non per obbligo, sono in continuo divenire perchè nella vita non si finisce mai d'imparare.
Dunque ringrazio anche me stessa per la voglia di continuare nel cammino di formazione.

Ed infine, dopo km di strada e giunta a destinazione, mi fermo, spengo l'auto e penso che ciascuno di noi è e sarà sempre maestro per qualcun altro e che abbiamo un forte potere su tutte le persone che incontriamo nel quotidiano...a noi saper essere buoni maestri di vita.






"Che cosa vuole il mondo da noi?" (Keep calm, goditi il viaggio e passa il favore)

Curioso. Decisamente curioso come un pensiero possa improvvisamente materializzarsi. È successo circa 3 mesi fa, dopo il mio rientr...