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giovedì 21 dicembre 2017

Grazie 2017, 3 parole e 4 libri per il 2018



Ci siamo, anzi, ci sono.
Sopravvissuta ad un 2017 iniziato in maniera poco piacevole
ma che sta volgendo al giro di boa con buone premesse e con molto valore aggiunto.
Nessun bilancio, quelli li ho messi dentro al cassetto un pò di anni fa.

Tengo le emozioni che questo 2017 mi ha regalato e che in un certo senso
mi hanno costretta a fare i conti con me stessa, come sempre.

Ho fatto i conti con il mio fisico e con l'alimentazione.
ho fatto i conti iniziando a fare video, quindi mettendomi in gioco e mettendoci -letteralmente- la faccia
intraprendendo così un viaggio sempre più profondo verso la necessità di crescere e di contribuire in questo mondo.
Ho fatto i conti, anche, con la mia più grande passione: la scrittura, che mi ha dato il coraggio e la forza
di aprire qualche mese fa NonFaNaPiega, questo blog che stai o state leggendo.

Molte le persone alle quali dire GRAZIE per il cammino fatto fin qui,
le persone di una vita, quelle che anche se non menzioni sanno chi sono;
gli amici scelti e fidati, pochi davvero pochi, ma decisamente presenti
e nuovi incontri alcuni dal vero altri dal video.

Tra questi incontri non posso non ricordare e ringraziare Veronica, Chiara e Filomena
e le loro spiccate doti umane e anche creative
ed ancora Sebastiano, Davide e Francesco persone conosciute da poco ma ricche di umanità e bellezza
che mi stanno regalando giorno dopo giorno nuove emozioni e spunti di riflessione e punti di vista,
oltre ad essere fonte d'ispirazione a cui attingere per passare all'azione.
E tutti gli altri volti che ho incontrato fuori dalla rete ma anche grazie ai social
che mi offrono ancora nuovi spunti, conoscenza e visioni di nuovi possibili orizzonti condivisibili.

Non posso dimenticare in questo mio viaggiare Nadia, compagna di viaggi e di vita,
sempre ricco di tanta roba.
E come non ringraziare 3,anzi 4, anzi...bè fa nulla il numero...i miei amici pelosi:
Budy, Merlino, Arringa e Shadow - gatti da cui ho impartao ed imparo ancora molto,
non da ultimo l'importanza di esserci l'uno per l'altro-
ed oggi, si aggiunge anche Black, un cane che vive vicino alla casa dove alloggio qui in Thailandia
ed al quale dono un pò di cibo e molte coccole che lui ricambia con estrema dolcezza e delicatezza.

Il 2018 che spero si riempia, per me, di 3 parole:

rete
timeless
NonFaNaPiega

Rete: per spiegare questa parola, mi rivolgo al mondo dei pescatori che per guadagnarsi da vivere devono gettare ogni giorno con rinnovata fiducia, le reti in mare aperto; ecco proprio come la rete dei pescatori che una volta gettata, e dopo attesa paziente, viene riportata nella barca con la speranza che la pesca si stata fruttuosa, la rete che intendo io è quella che dal mondo dei social possa approdare nel mondo reale, una rete che sappia pazientemente "catturare", con delicatezza ed attenzione, nuovi volti che siano come fari che sappiano guidare verso il porto, che siano come tanti pezzettini unici che insieme al pezzetto di me possano fare la differenza nella vita delle persone ed in quella del mondo. Una rete sottile ma molto solida, che sappia intessere vere e salde relazioni, relazioni che possano creare valore per sè e per gli altri. Una rete che abbia il sapore di condivisioni e collaborazioni, una rete che sia a servizio della collettività
Una rete com-passionevole dove ciascuno è un individuo con la propria personalità, conoscenze, competenze e potenzialità e che abbia come scopo il mettersi al servizio della collettività con com-passione, così che tutti possano avere le stesse opportunità di rende la propria vita più felice e viva.

Timeless: "senza tempo"; vorrei che il 2018 non fosse scandito dal ticchettio di orologi, scadenze, corri di qua e corri di là. Spero in un 2018 che "vada meno di fretta" e mi impegnerò per questo, per rendere ogni istante l'istante più importante e significativo per me e per gli altri. Un 2018 in cui la parola più importante sia consapevolezza, quasi a ricordarci l'importanza di prenderci cura di noi, non domani, non prima o poi, ma ora, adesso, nel tanto decantato qui ed ora, nell'istante presente, l'unica vera certezza di essere vivi.

NonFaNaPiega: è il mio personal branding; un marchio di fabbrica che mi accompagna da sempre e che da qualche mese è divenuto un blog che mi sta dando tante soddisfazioni, non a livello di numeri, visite, like e commenti, quanto per le emozioni che mi regala e perchè mi sta rendendo una donna migliore, più consapevole, più orientata alla ricerca di significato e che mi sta facendo incontrare tante anime belle, a cui sono profondamente riconoscente e grata.

Termino consigliandovi almeno 4 libri per il 2018
- ho letto i primi 3, l'ultimo no e li elenco in ordine casuale-

1. Pezzettino di Leo Lionni 
-un libro pensato per i bambini ma che consiglio di leggere anche agli adulti,  per conto proprio o con i figli-

2. Risultati solidi in una società liquida di Sebastiano Zanolli e Giacomo Dall'Ava

3. La via della ricchezza. Il denaro a servizio dell'umanità di Salvatore Brizzi

4. Pixel in crisi. Social, cambiamento, lavoro e quella voglia di fare qualcosa di grande che ci fa sentire piccoli di Davide Cardile
 - in uscita a Gennaio 2018 ma già acquistabile online- so che questo libro non l'ho letto, ma ho avuto modo di leggere alcuni estratti e ...direi che nonfanapiega!

Ultimissima cosa...vi lascio in dono una bellissima frase di Albert Schweizer, medico, teologo, musicista, filantropo e missionario:

Non so quale sarà il tuo destino, ma una cosa so, gli unici di voi veramente felici saranno quelli che avranno cercato e trovato il modo di servire gli altri.

Grazie 2017 e benvenuto 2018!

Ky


martedì 5 dicembre 2017

La via della Ricchezza





Un’idea improvvisa, come una scintilla e
ci si mette all’opera per trovare dei regalini di Natale
per i bebè del reparto maternità della clinica Mae Tao qui a Mae Sot.

Un corri corri per negozi a fare shopping natalizio,
uno shopping che però faccio volentieri visti i destinatari finali.

E conta e riconta quanti guantini e scarpine, che tipo di copertine,
e cerca di spiegare alla commessa tailandese quello che cerchi e ti
ritrovi a fare un mimo improvvisato pur di farti capire e tra un gesto, una parola
mezza inglese mezza veneta e molti sorrisi alla fine ci si comprende
e vediamo materializzarsi quello che cerchiamo.
Ed ora tutte prese, Nadia ed io, a tentare di abbinare i colori o perlomeno
ci proviamo.
E così nel giro di qualche oretta abbiamo tra le mani 20 confezioni dono
per i bebè nati in questi giorni.

Il giorno dopo l’appuntamento al reparto maternità
dove capiamo che è complesso consegnare i 20 pacchetti regalo
perché “come si fa a decidere a chi sì e chi no?”…
Ops!
Non serve molto, giusto uno sguardo tra noi e chiediamo quanti sono i bebè.
35.
Okey! Saltiamo in sella al nostro fedele scooter e in un baleno
ci ritroviamo catapultate nel negozio ad acquistare i regali mancanti.



E la gioia del dare ripaga anche degli intoppi lungo il cammino,
sguardi di donne poco più che adolescenti che a fianco del loro compagno,
facendo da culla con i loro corpi al loro piccolo amore,
ci ringraziano per il dono.



E non ci sono parole,
solo emozioni,
mi trema pure la mano e le foto vengono sfocate
e le inquadrature video mozzate.
Ma chi se ne importa, in fondo il senso non sta nelle foto e nei video e nel ricordo,
ma nell’istante presente,
in quell’attimo in cui realizzi che
“non si può vivere un giorno perfetto senza fare qualcosa per qualcuno che non sarà mai in grado di ripagarti”.
Queste parole sono di un uomo di sport,
un coach di basket, John Robert Wooden.

E non ha importanza se parla di sport,
credo che queste parole valgano per ogni situazione.

Sulla via del ritorno capisco e sento forte che
è proprio bello sentirsi sulla via della Ricchezza,
quella via che ti fa andare via più ricco e felice
di quando sei partito e che ti rende parte di un universo
dove tutto è davvero connesso.



Grazie a Nadia per questa nuova esperienza e per l’allegria e l’impegno che ci mette
nel realizzare questi piccoli progetti e per l'entusiasmo che ha nel coinvolgermi.

Grazie a chi lavora nella clinica e segue con passione e professionalità
queste giovani donne che spesso compiono viaggi di giorni e giorni
per raggiungere dalla Birmania la clinica che si trova in Thailandia e che 
si prende cura delle persone, sfollate a causa di conflitti armati e/o povertà,
indipendentemente dalla loro religione, etnia e status economico.

Grazie ai piccoli volti che senza saperlo, mi hanno fatto il più bel dono di Natale di sempre:
la  meraviglia della Vita!



venerdì 1 dicembre 2017

Qual'è il tuo perché? L’importanza di cogliere la bellezza collaterale nella quotidianità.





Riflettevo ieri volgendo lo sguardo verso il cielo, un pò come fanno ogni giorno instancabilmente gli alberi, di qual'è il mio perchè qui  in questo mondo, in questo preciso momento storico e mi sono tornate in mente le parole e le immagini di un film visto circa un anno fa.

"Sentiamo qual è il vostro perchè? Perchè vi siete alzati stamattina? Perchè avete mangiato quella cosa? Perchè vi siete vestiti in quel modo? Perchè siete venuti qui?
Siamo qui per un contatto, la vita riguarda le persone e la pubblicità deve porre il giusto risalto di come i nostri prodotti e servizi possono migliorare la vita della gente...e questo come lo otteniamo?
Amore, tempo, morte
Si, queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, ogni cosa che alla fine decidiamo di comprare e perchè in realtà a conti fatti noi desideriamo
l'amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte.
Amore, tempo , morte...iniziamo."

Inizia con queste precise parole il film “Collateral Beauty”,
con un cast d’eccezione e con un eccellente Will Smith
che apre appunto il film con queste parole impegnative,
profonde e vere.
Domande che impongono un pit-stop di riflessione.

Chiedersi qual è il nostro perché, il motivo che ci spinge ad alzarci dal letto
mattina dopo mattina, a compiere determinati rituali ed abitudini, a recarci a lavoro,
a dare libera creatività alle nostre passioni…
credo che siano domande necessarie,
così com'è necessario far entrare aria nei polmoni per consentirci di respirare.

Viviamo in un tempo ed in uno spazio ricco di ogni cosa, da quelle utili per vivere
a quelle superflue che sono lì per la nostra personale ed effimera soddisfazione.
Ma siamo qui, in questo mondo
e se vogliamo davvero vivere appieno dovremmo chiederci:

qual è il mio perché?

perche mi sono alzata/o questa mattina?

come posso migliorare la vita delle persone?

come posso contribuire a rendere il mondo un luogo migliore?

Domande scomode, almeno lo sono per me.
Domande a cui spesso non c’è una risposta precisa,
solo tanti sogni e desideri che restano nel cassetto e che si ha paura di realizzare.

“Queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, ogni cosa che alla fine decidiamo di comprare e perchè in realtà a conti fatti noi desideriamo
l'amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte.”

E’ una grande verità: ogni essere umano desidera e vuole qualcosa,
anche cose che ha paura di non poter avere e per questo compra proprio perché
è qualcosa di imprescindibile da chi siamo: il desiderio di avere, di possedere, di ottenere
Amore senza il quale fatichiamo a vivere,
Tempo che ci sembra sempre troppo poco e sfuggevole e
Morte che temiamo come il peggior nemico da evitare come la peste.
Ma la soluzione non è il “comprare”, o perlomeno non troviamo mai una
soddisfazione dei nostri desideri a lungo termine nel comprare o nell'idea di
poter comprare qualcosa che pensiamo ci dia soddisfazione.
Ci mancherà sempre quel qualcosa, che spesso non ha nemmeno una definizione.

“Siamo qui per un contatto, la vita riguarda le persone…”.

La soluzione sta nel come decidiamo di vivere
l’amore, il tempo e la morte.
Sta nel come scegliamo di vivere questo contatto che può fare
la grande differenza nella nostra esistenza.

Amore, tempo, morte.

Il protagonista si ritrova a scrivere, dopo una perdita che non riesce ad accettare, tre lettere a tre concetti fondamentali: amore, tempo, morte.
E gli amici e colleghi di lavoro, per cercare di aiutarlo a superare questo delicato momento di vita,
assumono degli attori che dovranno impersonare l’amore, il tempo e la morte.
Ma non voglio svelarvi nulla di più se non avete già visto il film.

Eppure, senza renderci conto, abbiamo già tutte queste cose:
riceviamo e doniamo amore ogni giorno in varie forme, con mille sfumature.
Possediamo tutto il tempo di cui abbiamo bisogno, è solo un concetto da comprendere.
E la morte ci è vicina ogni istante, una morte che c’è ma che spesso non ci tocca di persona
perché non è legata a qualche caro o parente, eppure c’è ogni giorno, ogni istante, come c’è ogni
giorno ed ogni istante la vita che nasce. Un cerchio naturale!
È solo quando si comprende che  “hai ricevuto un dono con questa profonda connessione con il Tutto. Ti giuro che è tutta lì la bellezza inaspettata” che possiamo davvero accogliere
come un dono : Amore, Tempo, Morte.

Il segreto, di questo mio forse scarso tentativo di  mettere nero su bianco concetti così complessi per come li intendiamo noi esseri umani, è che “la cosa più importante è cogliere la bellezza collaterale che è il legame profondo con tutte le cose”.

Amore, Tempo, Morte…iniziamo!

Ky

martedì 28 novembre 2017

Ignora per essere felice





Comprendere che a volte il proprio modo di agire e reagire,
di fronte a comportamenti, atteggiamenti e parole negative di altre persone
porta solo a peggiorare la propria salute mentale, è già un bel passo avanti.
Lo sto sperimentando ancora una volta in questi giorni tailandesi.
Ma allora che fare?
Come comportarsi?
Continuare a rimuginare? Non sembra un’idea geniale.
Provare ad affrontare la persona di petto? A volte funziona altre volte peggiora ed imbarazza ancora di più la relazione già tesa.

Le relazioni tra persone sono spesso fonte di conflitti,
di battibecchi, di parole gratuite che feriscono e che tendono solo
a rendere i rapporti già tesi ancora più insopportabili.
Capita o sarà capitato di certo a ciascuno di noi di trovarci in situazioni simili
e spesso si agisce per tentativi ed errori, cercando qualla che dovrebbe essere la strada migliore per superare questi gap relazionali che minano il nostro essere in maniera spesso invisibile.

A tal proposito leggevo qualche tempo fa una breve storia che racconta di come
un uomo si avvicinò a Buddha. Senza dire una parola, gli sputò in faccia. I suoi discepoli si arrabbiarono. A quel punto Ananda, il discepolo più vicino, chiese a Buddha: “Dammi il permesso di dare a quest’uomo ciò che merita!”. Ma Buddha si asciugò con calma e gli rispose: “No. Parlerò io con lui”. E unendo i palmi delle mani in segno di riverenza, disse all’uomo: “Grazie. Con il tuo gesto mi hai permesso di vedere che la rabbia mi ha abbandonato. Ti sono estremamente grato. Il tuo gesto ha anche dimostrato che Ananda e gli altri discepoli possono essere ancora assaliti dalla rabbia. Grazie! Ti siamo molto grati!”. Ovviamente l’uomo non credette alle sue parole, si sentì commosso e nello stesso angosciato.

Questo breve racconto ci mostra una parola che a me personalmente
piace poco ma che ho riscoperto molto vera, importante ed utile in
questi 5 anni in Oriente: IGNORARE.

Lo so, sembra una parola negativa e poco piacevole da pronunciare,
eppure se applicata con intelligenza e nelle situazioni davvero necessarie
può essere un ottimo rimedio contro atteggiamenti, parole e comportamenti
che ci tolgono energia, che non ci fanno esprimere al nostro meglio.

Se andiamo a vedere la sua etimologia ed il suo vero significato
possiamo capire che usare questa “tecnica” è come crearsi una difesa
da quelle relazioni interpersonali che ci possono fare male e che necessitano
solo di essere ignorate per farci vivere meglio e in serenità.
Non serve nemmeno distanziare gli altri o distanziarci da loro,
basta solo sapersi proteggere nel miglior modo possibile.
Tutto qua.

Ci sono delle situazioni in particolare da cui è quasi sempre necessario difendersi:

le critiche distruttive

le manipolazioni

le azioni cattive.

Queste sono le principali situazioni che ci tolgono energia
e che minano la nostra salute mentale alterando così
la nostra ricerca di serenità e felicità.

Certo, non è una via semplice da seguire e da praticare,
soprattutto per chi, come la sottoscritta,
tendenzialmente rimugina troppo sugli accadimenti poco piacevoli.
Ma con il tempo è una buona tecnica da farsi amica e da
utilizzare tutte le volte che ci sentiamo attaccati e che abbiamo davvero bisogno
di salvaguardare la nostra interiorità senza cadere in eccessi di rabbia
che portano solo ad ulteriore conflitto.
E non vi crucciate troppo, non state facendo del male a nessuno
attraverso la tecnica dell’ignorare, anzi, se non la mettete in pratica
state facendo del male solo a voi stessi.
È solo questione di .saper accettare che in certe situazioni dobbiamo
mettere noi stessi e la nostra persona davanti a tutto il resto.

Dunque, provare non costa nulla e magari ci si accorge pure che
ignorare può anche aiutarci ad essere persone più felici dentro e fuori.

domenica 5 novembre 2017

La felicità non è digitale!



Mio  fratello di tecnologia capisce nulla o quasi e, forse, è tra i pochi umani a non avere nemmeno un cellulare, non dico di ultima generazione ma da sempre rifiuta  i cellulari anche quelli di prima generazione tipo preistorico o stile Flinstones.

Odio e ammiro questa sua scelta.

Non la sopporto perché  mi capita ogni tanto di avere bisogno di lui e, tranne nel luogo di lavoro, diventa introvabile. Lo ammiro perché così continua a mantenere vive e vere le relazioni con moltissime persone.
Allo stesso tempo anche la mia famiglia mastica poco di tecnologia. In sintesi la più tecnologica sono io, più che per piacere, per necessità, visto il mio vagabondare in giro per il mondo. Necessità essenziale per dare un riferimento di tracciabilità alla mia famiglia e alle persone più care; un modo inoltre per rendere il mio viaggiare accessibile a molti attraverso l’uso dei social e condividere così pezzi di strada vissuta, lasciando in dono messaggi positivi.

Perché parlo di tecnologia digitale e felicità, è presto detto.

Qui in Thailandia mi capita di vedere praticamente tutti, adulti, adolescenti, bambini e anziani molto pratici e portati nell’uso delle tecnologie anche quelle di ultima generazione.
Certo, questa non è una novità, anche in Italia moltissimi si sono adeguati velocemente a questi aggeggi digitali. Ma la cosa che mi fa impressione qui è che, sia mentre cammino, sia quando mi trovo a cena fuori in qualche locale, praticamente tutti i tailandesi giovani o adulti mangiano con lo smartphone in mano e la loro conversazione è solo virtuale, fatta di sms, whatsapp, emoji e dita che scorrono alla velocità della luce sul profilo facebook …

Inoltre, poche sere fa ho avuto l’occasione di vedere il film di animazione Emoji : accendi le emozioni.
Ve lo consiglio, è davvero ben fatto, divertente, colorato e attuale. Ricco di spunti ed insegnamenti, di cui il più essenziale è proprio ciò che fa, quotidianamente, mio fratello: “untore” di relazioni reali e tangibili!

La dipendenza digitale, è divenuta motivo di studio e discussione e molti hanno iniziato a parlarne e scriverne per dare delle alternative a questo fenomeno dilagante che sta divenendo sempre più un grosso problema se non preso nel giusto dosaggio.
Credo che sia necessario fare dei percorsi di disintossicazione digitale, anche per chi crede di usare poco il cellulare.

Lo smartphone oramai è divenuto parte del nostro corpo, come se la nostra mano avesse un prolungamento di cui non può fare a meno. E se questo prolungamento magari viene a mancare si va nel panico totale, quasi come trovarsi da soli e sperduti nel deserto dei Tartari.

A tal proposito mi permetto di consigliare un libro pratico, ben scritto, con un linguaggio semplice e con consigli, test e suggerimenti da mettere in pratica.
Il libro è “Offline è bello. Il percorso di digital detox per migliorare relazioni, lavoro e benessere”.*

Nel libro tre le varie cose, si parla anche di mindfullness, quella tecnica di meditazione attiva che, riprendendo concetti buddisti e della psicologia scientifica occidentale, mette il focus sul momento presente, sul qui ed ora come unica soluzione per vivere bene, sereni e felici.

Nel mio piccolo, invece, appena ne ho l’occasione ( e qui in Thailandia ne ho moltissime), mi immergo nella natura, staccando dal cellulare e godendo solo della bellezza che mi circonda, respirando a pieni polmoni e concentrandomi solo su me stessa, tutto il resto lo lascio fuori il più possibile.
A ciascuno poi trovare le  modalità migliori per un percorso di digital detox personale. Questo inevitabilmente migliora le nostre relazioni, la percezione di se stessi, il dedicarsi con più attenzione ed entusiasmo ai propri interessi ed alle proprie passioni.

Seneca diceva “Impegniamoci. Solo in questo modo la vita sarà un bene. Cerchiamo dunque che ogni momento ci appartenga, ma non sarà possibile se prima non cominceremo noi ad appartenere a noi stessi”.*

Viviamo in una società in cui apparteniamo alla tecnologia digitale ed  è tempo di riprendersi i propri spazi per stare bene con noi stessi e di conseguenza  con gli altri ed il mondo.
Ricordiamoci che la felicità non si trova rispondendo ad un whatsapp con faccine sorridenti o con pollici all’insù, la felicità quella vera si trova solo liberandosi da tutto ciò che causa stress e dipendenza e riassaporando così il vero incontro con l’altro.

Concludo queste riflessioni personali con una bellissima frase di Roberto Benigni.

La felicità, sì la felicità! A proposito di felicità: cercatela tutti i giorni continuamente, anzi, chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità. Ora, in questo momento stesso perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi. Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli. Ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che lo abbiamo nascosto come fanno i cani con l’osso quando lo nascondono. E molti di noi l’hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l’hanno messo, ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria, i cassetti, i comodini che c’avete dentro, vedrete che esce fuori, c’è la felicità. Provate a voltarvi di scatto magari la pigliate di sorpresa, ma è lì. Dobbiamo  pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei fino all’ultimo giorno della nostra vita”.*

 *Offline è bello. Il percorso di digital detox per migliorare relazioni, lavoro e benessere 
di A.Prunesti e M. Perciavalle edito da FrancoAngeli

martedì 31 ottobre 2017

Tra il trattenere ed il lasciar andare




Destinazione Mae Sot raggiunta, il luogo che per 4 mesi e poco più sarà la mia casa.

I giorni a Bangkok sono stati tranquilli, qualche piccolo imprevisto di comunicazione con un nonnino thai che si occupa di raccogliere i soldi del bus e con la bigliettaia che ci ha rilasciato i biglietti per Mae Sot con la data errata e dunque giri su giri per sistemare le cose, ma nulla di irrisolvibile.

Finalmente ieri, dopo un viaggio in autobus lungo 9 ore, abbiamo messo piede nella nostra casetta asiatica.

Lungo le 9 ore di viaggio guardando dal finestrino ho avuto molto tempo per ascoltare i miei pensieri e le emozioni che li accompagnavano.

E le distese verdissime di risaie, le cicogne in volo e le imponenti statue di Buddha lungo il tragitto mi hanno fatto sentire fortemente a casa.

Cosa si lascia e cosa si trattiene quando si è in viaggio?

Molto si lascia e si lascia andare, per lasciare posto e trattenere.

Si trattiene di tutto un po’ all’inizio di ogni nuovo viaggio, per quanto le strade siano sempre le stesse, il paesaggio molto simile a quello dell’anno precedente, la cadenza linguistica nuova ma familiare, e si trattiene di tutto un po’, quasi ad aver paura di perdere lungo il tragitto qualche dettaglio che potrebbe fare la differenza nel tuo viaggiare, nel tuo cercare il come crescere nel mondo, passo dopo passo.

Si lasciano luoghi e volti familiari per trattenere nuovamente luoghi e volti altrettanto familiari, certo c’è da mettere in conto che qualche delusione potrebbe esserci in questa attesa del “trattenere”, magari alcuni volti non ci saranno più perché la vita ha preso direzioni altre per loro, o ancora non ci saranno più luoghi conosciuti perché sono stati lasciati andare per fare posto a qualcos’altro da trattenere.

Ecco perché all’inizio di ogni viaggio si cerca di trattenere di tutto un po’, anche le cose che possono apparire dei “just in case” di sicurezza e che solo dopo molti passi fatti si comprende che non servono a nulla se non a rendere il peso dei passi troppo impegnativo e qui si crea uno strappo, già perché è sempre complicato lasciare andare come è altrettanto complicato il trattenere.

C’è sempre un costante “oscillare tra il trattenere ed il lasciare andare” come direbbe Sebastiano Zanolli..

La vita è racchiusa tutta qui.

Mi auguro dunque un buon viaggiare capace di comprendere quando è tempo di lasciare andare e quando invece è bene trattenere per non dimenticare e per crescere.

Ed auguro questo anche a te che leggi perché le nostre vite non sono altro che quell’eterno “oscillare tra il trattenere ed il lasciare andare”.

Buon viaggio!

domenica 1 ottobre 2017

Se a scuola mi avessero insegnato…

Macinando km in auto.

Direzione Schio, più precisamente  Liceo Zanella.

Mentre ascolto la canzone dei Florence and The Machine “Cosmic Love”.

Guidando mi vengono in mente un mare di ricordi del mio spazio scuola.

E proprio l’altro giorno mi è stato detto che la  maestra delle elementari, ormai ottantenne, avrebbe un desiderio: rivedere la sua classe, la classe del 78 a cui ha insegnato per 5 anni.

Ricordo con piacere alcuni dei miei maestri ed insegnanti.

In realtà li ricordo tutti, chi per quello che mi ha trasmesso, chi per le materie che mi ha fatto detestare e che proprio non mi entravano in testa.

Se potessi riavvolgere il nastro della videocassetta scuola cambierei di certo moltissime cose.

Non i compagni, non i maestri e gli insegnati, nè i complessi scolastici dove ho trascorso anni di vita: 16 per la precisone.

Se potessi riavvolgere il nastro della videocassetta scuola

vorrei che accanto ai libri di storia mi fosse stata insegnata la vita

vorrei che nelle pagine del libro di geografia ci fossero state piccole ed efficaci pillole sull’importanza del viaggiare

vorrei che nelle poche ore di orientering mi avessero insegnato ad usare bene la bussola, non per cercare un foglietto da punzonare, ma per evitare di sbagliare rotta troppo spesso

vorrei che tra i libri di matematica mi fosse stato insegnato il giusto rapporto da avere con il denaro, come mezzo per poter essere un pò più felice

vorrei che con i libri di narrativa e letteratura, mi avessero fatto leggere e spiegato libri e scritti di crescita personale, di cura di sè, di benessere

vorrei che nei libri di scienze e biologia mi avessero insegnato l’importanza di seguire uno stile di vita ed alimentare sano per evitare complicazioni future,vorrei che mi avessero trasmesso l’amore per madre terra e per tutti gli esseri viventi che la popolano

vorrei che tra una lezione e  l'altra di educazione fisica (sempre troppo poche) mi fossero state insegnate la meditazione e tecniche di yoga e mindfulness

vorrei che tra le righe dell’Iliade e dell’Odissea e della Divina Commedia “e nel mezzo del cammin di nostra vita…” mi fosse stata insegnata la capacità di gestire i conflitti e mi fosse stato insegnato il modo per scoprire già allora le potenzialità nascoste in ognuno di noi

vorrei che dentro la cartella e lo zaino sempre troppo carichi di libri di testo e quaderni,
vorrei che all’interno dei vari diari, i maestri mi avessero fatto scrivere meno esercizi da fare e più ricerche sulla felicità

vorrei che nelle ore di educazione sessuale mi avessero insegnato  che l'amore è uguale per tutti: etero, omosessuali, transgender, ricchi e poveri, bianchi e neri e che una persona non si giudica mai per le scelte sessuali o per le scelte di vita, anzi, che mai nessuno dovrebbe avere il diritto di giudicare un suo simile

vorrei che mi avessero insegnato, oltre a leggere scrivere e far di conto (mezzi di cui sono molto grata), vorrei che mi avessero insegnato a capire la quotidianità, a saperla affrontare

vorrei che qualcuno di loro avesse avuto il coraggio e la lungimiranza di uscire dagli schemi imposti dal sistema scolastico e avesse compilato insieme a me ed ai miei compagni un manuale per saper affrontare la vita, le difficoltà, le gioie, le relazioni, il mondo del lavoro...

vorrei  che al posto di equazioni e calcoli algebrici di seno e coseno, vorrei che mi avessero insegnato l'equazione più importante per la vita: il calcolo dell'incognita per risolvere l'equazione del F.I.L. (felicità interna lorda).

Se a scuola mi avessero insegnato tutto questo

oggi non sarei qui a leggere decine di libri e scritti e corsi online che mi stanno aiutando nel mio percorso di evoluzione e crescita.

Se a scuola mi avessero insegnato tutto questo

oggi la società sarebbe meno incasinata

il mondo un posto decisamente migliore

non ci sarebbe così tanta ignoranza anche ai piani alti del nostro sistema

non ci sarebbero continue fughe di cervelli

non ci sarebbe carenza di posti di lavoro

ci sarebbe più collaborazione e solidarietà

non ci sarebbero le regole del più forte e del più potente o del più ricco

ma regole di convivenza pacifica, d’integrazione, d’interdipendenza, di voglia di passare ogni istante all’azione per rendere il pianeta e le nostre vite un continuo divenire verso il bene comune.

Se a scuola mi avessero insegnato tutto questo, queste parole ora sarebbero superflue e non dovrei spendere tempo e denaro ulteriore per la mia formazione personale

Ringrazio comunque tutti i miei insegnati, i compagni di classe che hanno fatto il meglio che potevano, con quello che avevano a disposizione e nel luogo dove si trovavano

Ma ringrazio soprattutto  chi oggi mi fa da insegnate, da coach attraverso libri, testi, video e molto altro materiale che mi aiuta a migliorare me stessa nelle relazioni, nella quotidianità, nel lavoro, nelle decisioni difficili.

A distanza d'anni sono ancora qui, come quand'ero bambina, zaino in spalla sempre pesante, sempre carico di libri, ma oggi, a quasi 40 anni, sono ancora “studente” per scelta personale e non per obbligo, sono in continuo divenire perchè nella vita non si finisce mai d'imparare.
Dunque ringrazio anche me stessa per la voglia di continuare nel cammino di formazione.

Ed infine, dopo km di strada e giunta a destinazione, mi fermo, spengo l'auto e penso che ciascuno di noi è e sarà sempre maestro per qualcun altro e che abbiamo un forte potere su tutte le persone che incontriamo nel quotidiano...a noi saper essere buoni maestri di vita.






"Che cosa vuole il mondo da noi?" (Keep calm, goditi il viaggio e passa il favore)

Curioso. Decisamente curioso come un pensiero possa improvvisamente materializzarsi. È successo circa 3 mesi fa, dopo il mio rientr...